Bolle di sapone per giocare

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Mazzetta cronica di foglio in foglio

un sasso, un villaggio, un laghetto, un bagno,

banche d’affari e case grandi e lontane

dalla politica dei fori tutt’intorno a finestre

care. Il godere della feria, della storia,

di un impiegato dell’incoscienza migrata

dalla vena all’occidente in crisi

di transustanziazione sul  punto percentuale.

Celeberrima responsabilità, sogno in rassegna

virtuale, il tre per due fa cinque e la stampa,

poltrona di  gabinetto, della mano il disimpegno.

Luogo umano sullo spigolo della retorica

civiltà che senza volerlo fu di dita amiche.

Lavoro imparziale del tempo ambiguo,

ronzio che fa bello il bello,

immateriale didascalia e bella la giornata.

 

Un modello della realt??

892011

 

“Se abbiamo determinato arbitrariamente qualcosa, qualcos’altro deve accadere” L. W.

 

Di anno in anno la fuga nel concerto

per la mano sinistra di mia sorella,

figlia unica di un mondo allegro,

(quanto pu?? dirsi si pu?? dir chiaramente)

distante negli anni da quella carezza,

dalla verit?? che nego nell’assenza

del suo avvenire e dell’immagine

di cui non si pu?? parlare.

 

Deve tacere l’amore morbido

quando il sole sale e il sale si secca al sole.

 

Il fatto nello spazio logico ?? stato

disaccordarci dove entrambi dovevamo

essere, tu un po’ in anticipo

-ma non a sufficienza!- ed io in ritardo,

per un problema minimo d’insussistenza,

quando era ormai improbabile

la tua presenza, e tutto il resto

sarebbe rimasto uguale. Didascalico

l’amico Ludwig, meccanica l’arancia

negli aperitivi, riflessa sulla ciliegina

che divina, ha senso in s?? l’immagine di te,

del caff??, delle proiezioni vere a priori,

di altri tre capitoli, altre vite

rimangono fuori. Insieme

(una prospettiva sull’essenza del mondo)

pi?? o meno una proposizione.

 

Brama nel comune scirocco

1582011

 

Cielo bimbo pigro

che tieni i giochi, per il manico

le piogge e magre

piene in sogni di pizie infauste,

cadi come vuoi.

Sbalza sul covone non falciato,

accendi l’occhio

bianco azzurro degli antenati.

Ricorda l’angelo

in stipsi di religione prepagana

che regge pigro

futuro su nubi che dondolano.

 

 

Venti giorni dopo che iniziò il mondo

per Bisanzio la molle, nuova è Roma

e la pensione che finalmente langue

per la vittoria nella data di Maratona.

 

Un lustro, un anno, qualche giorno

(ma certo non ungo i capelli di burro)

saranno un eone, sempre ricordo.

 

La materia dei desideri

Non cade la stella della sera

Lucifero che nasci senza scuola.

La filosofia delle cose, la fisica

delle persone sole, il sole

nemico, e dio una cosa, sapevo.

Avessi prestato attenzione

non avrei mai capito – dolce

luna di bandiera – il sole gatto,

l’Egitto informe di turchi confini,

della gente l’ammassa e la folla

di petizioni per noia, la fame

di cospirazioni di fiato, il fato

dei protestanti, degli anglicani

coi loro cani, dei liberal illiberali.

Ordinata la fila trasparente di pensieri

per cose necessarie non avrei escogitato

tra sassi nebulosi ammassi di cielo.

Vero. Ma nemmeno le rose di Maggio

avrei potuto né chiederti alle stelle d’Agosto.

Dubbio di balneazione

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Ti mando una cartolina dell’essere.

Societ?? per azioni che di libert?? rivoluziona

l’et?? nel coltivare il vezzo del verso opposto

del manto, il tempo, il sole di giugno.

Sarebbe giusto il gusto del carnefice,

boia che non molla la Capitale

ed esatto lo scatto al baratto nell’avere

Roma o morte e poi aspettare che

fioriscano gli oleandri come i congiuntivi,

e rifiutare, rifiutare e rifiutare. Mare.

Singolarit?? di azioni cos?? diverse in vita

e opera fumano e sognano come battelli,

come gabbiani spaventano in grandezza

dove volano solo colombi grigi e passerotti.

I cancelli del mare comune, impiegatizia

arremba la bimba stridula e la bomba

acidula, la ciambella unta d’olio

di malinconie in panne tali da giustificare

l’a sdraio e il sale in cui il grano trasfigura

e cade in mano come sole quando ?? maturo

l’amore coltivato.

Maestra dell’assenza la tua mancanza celeste

e della bicicletta Atala, dei ranuncoli

e dei gerani tra i miei vasi spinosi dove solo

una patata -o cosa sia- tiene l’anima in cucina.

Uccido le zanzare sulle offerte magnifiche

e progressive del mondo fatto di esigenze

a buon mercato. Nel gioco manca la carta

intestata, dell’avvocato una risma piena,

e finisco sempre a ricordare quel mio piccolo

bacio sul tuo piccolo seno.

Sciolti, slegati e prigionieri sono versi veri d’animali

e trofei da non mostrare nel presente e nel privato.

Una signora consiglia dal suo peso alla lei leggera

che la segue, quasi accecata, di non guardar passato,

di non aver storia. Vive e sembra come la mia

poltrona che mi tiene al lavoro eppur non paga.

Vorrai un giorno dirmi o scrivere d’aver capito

tre volte grande il bacio darei al mio dito e al sole

che teneva e ancora sogna nel sospeso.

In tanto lavoro pago, prendo, scappo e scrivo.

Mi rimando di anno in anno all’anno nuovo

ancora un mese per ogni anello che ti devo

ed ogni notte al suo mattino. Quando il certo

si bemolle che fu della mia mano e del francese

non fa le rime con le zolle del mondo tradotto

di Queneau, sono tra i moderni vangeli gi??

sociologici e incompiuti di Zol?? e come buona

novella vivo tra le briciole, gran rifiuti di papi

di gesso, del grasso che ne cola e poi

tra i fortunati, l’agenzia delle entrate mi schiera

in un revival di censura che non vuol sentir memoria.

Era primavera, era estate come lo ?? tutt’ora

e poi l’inverno in cui non sei pi?? nuda.

 

Sulla strada del ritorno dopo tanto riposo

la venere ottentotta si ripete come le migliare

quando sul finire del mio viaggio al limitare

delle paludi ti volevo ad alta voce e tu apparivi,

ti chinavi come mai e mi squarciavi il cuore.

Rosa di Heidegger

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Nume gelido delle vergini d???acciaio

il cornetto, il cappuccino. Versi

nel corpo pingue per il tuo viso esangue.

Per languire al plurale, slinguare,

sfigurare nel godere

di Roma aventina e postequinoziale,

presolstiziale, pi?? semplicemente

primaverile. Torno al clivo

dove la fine in fondo

?? dove sale. Rammemorante

e calcolante il pensiero

di te che mi azota esilarante, ogni notte

fonda, ogni mattina inoltrata che latra

o guaisce, punisce il ricordo nel rumore

del russo, del busso dell???ancora non posso

l???inganno del mondo, il dio tondo

che si fa tubero, pomo d???oro

energetico, basilico acrilico il fondo del cielo,

meta e simbolico il pelo nell???uovo.

Metafora della natura per met?? ?? fuori

citt??, mentre la parte restante dallo sguardo

?? assente. Si, stupisce. Chi attraversa

sulle strisce, chi si ferma, chi investiti i pensieri

s???allontana. Ti faccio pi?? che bella,

bellissima era ieri.

Il lavoro intellettuale come professione

Marg

Il tuo inglese partigiano, Arianna è

come di Milton il perduto paradiso

in cui amore è, e per inciso, dirupo e filo.

Le parole senza carezze sono urla e grida,

la passione non corrisposta è solo furia.

La paura è, per Bacco nipote di Armonia,

lasciata al crescere dell’edera

intorno alle tue aiuole di bulbi e fiori gialli,

della vite, dei suoi raspi tra le vite sotto i portici.

Rospi e principi tra i falsi amici

che, mi insegni, non aiutano a tradurti.