Il cielo flottante

Pinzaframecd0

Le talpe hanno unghie lunghe

dure negli anni le tane

e secche le guance che il pianto

nel sonno interrotto

fa sembrare di occhi che ovunque

hanno famiglie,  fratelli

di sangue, satelliti e dei.

Comunicazioni informali e sindacati

ispettivi, bermuda cachi

e magliette baglioni.

Groviglio dell’olfatto e dell’attesa

Pinzaframe

Il tuo sole ?? abbracciato

per rispettarne l???approssimarsi

ed il vuoto. Le differenze

in leggi non scritte

nelle vite che vorremmo.

Perfette tu mi dici

gli idilli degli idoli essere le ali

dei porci, il patchouli di viaggi

portato dalla timida stimmate

residente su dita degli stravizi

irrenitenti. Croccanti, in gocce

saltuarie le fedi.

Sui polpastrelli, intimo dei ricordi

condividerei ogni verbo inquinato

e l???indubbio ausiliario del piovere.

La strada del dodo

Hhhh

 

(a proposito di noi, dell’arte contemporanea e di Fidel M’Banga Bauna)

 

Frequentiamo luoghi comuni. La rosa

la spina, l’onda e la luna. Con armi

spuntate da ogni fuoco

amico, intimo mai violento crepitio

dei pensieri riaffollati e di vaghi amori.

Frasi di proverbi anziani.

 

È l’ego smisurato, il fiato e il salato.

 

È la scienza di ogni incontro incerto

patologia sensazionale

che nega l’utilità dell’esperienza.

 

È la tua assenza.

 

È la terza persona colpevole

e ogni debolezza del sociale.

 

È la mano davanti all’occhio,

all’orecchio, ai vizi

invisibili del marmo.

 

 

(Mangiamo riso sapido tra riso sciocco

di poveri ragazzi ricchi cui il dito medio

-in cima all’opera- dice che verità

è benessere permanente e gente.

 

Consoliamoci poi che Milano è lontano,

la Cina vicina, che giovedì è passato

ed hanno finalmente poi lavato, lustrato

strade e foglie d”autunno inaspettate.)

 

A proposito di relazioni oggettuali

2

Lustro, e anche i sandali di fine estate, scarpe

degli incubi migliori, mi riconosci e vedi bene

segni il segno o il palpitio, gracidare di stagno

ovunque intorno non teme ordine o divino,

?? gi?? questa una scoperta e uno stivale nuovo.

Mostri la ragione, il gioiello che non posso

che ricordo ma non vedo, che non devo

se tutto ?? vero quanto ogni risveglio

o come il volo.

L???alba pi?? vicina offre un bicchiere d???acqua

nel ricordo scosso dell???aurora

o sul finire dell???arsura.

Lustro, atteso stesura su stesura

porto la bellezza, ha poco peso e non nella memoria

?? un contrattempo o una sciagura

ha mistura, misura, la sua solita postura

va in un posto, ?? sola e vera, lascia la paura sul cuscino

d???inebetirsi il desiderio sulle spalle

e i sogni porge nel sospeso.

 

Aspetto, aspetto e poi mi scrivo.

Aporia del nonpensiero

Cornicel

 

Piuttosto che primule e gerani

asfalti spinosi e succulente

sempre verdi legni d’allumino.

Invece parchi, giocosi ed esosi

spettatori muti della truffa,

economicisti dell’impiego sferico

pesci grossi dei mari chiusi.

Teorema d’incompletezza d’ogni ciclo

la Domenica mattina, la vita sana

una tisana, la bici, Nico e la banana,

o Yekaterina Kuskova nei romanzi

d’amore, l’etica della decrescita,

la ricrescita del parrucchiere, il futuro.

Il design che rimarrebbe

è di Piano, della tua mano

sul tuo viso fotografato

-come pendolo, di Charpy-

l’incrudimento impedente

l’antinomia del necessario,

-si è girato e mi hai svegliato.

Quindi del capo chino e della rabbia all’amo

della sciarpa ai saldi con l’equinozio più vicino

o del sole che tramonta e del cuore in fumo

dei natali lontani, delle risse viste da bambino.

Non potendo l’atarassia tento la resilienza

e al Beauburg, franca, una menade che danza.

 

Morfologia della fiaba

Cornicel

Tra merli matriarcali
limi e limbi:
chiose d’ectoplasmi,

lembi, limiti
traslucidi d’oltre luna.

Supina, frontale, e all’ingiù.

La notte nuvola
o i ricordi di profilo,
oppure prona
aperta, strana
guardavi insù.

Dorothy, per esempio

Cornicel

L???ansia che freni in corsa ?? il fatto femmina che tu voglia.

Invece troppo spesso – ?? tutta mia l???invidia –

non significa meritarti, per l???isola di B??cklin, quasi la piet??.

Sa dare a chiare lettere ch?? possa s?? capire.

Che tu la chieda certo e spesso senza dire, a differenza sua

?? il limite del male del beccheggio sciapo,

tra il ciarpame il valore del tuo volere o l???arte dello stucco,

nel cantico Sulammita e nell???estasi la roba.

Dici misantropo come il misogino dice ???donna??? quando ?? solo.

Mi fai Fleming Stone per essere la Dinsmore

ma chi mi scrisse lo sai bene ti lesse, e solo poi, si innamor??.

Tu sai il male insegnato, ad esempio, divino

zoppichio saltuario, con la moneta in tasca e il piede in testa

e non vuoi il mio, bene educato, che ?? rifiuto

e non vuol rispetto.