Come elementare (entropia, empatia, eugenìa)

…un pasto al giorno

come i cani,

per sazietà.

 

Come i gatti

senza vero padrone,

ma non per vanità.

 

Come gli storni

di città in città

a far cose sui passanti,

gli immutati monumenti

a far cornice

alla società.

 

Come i laureati

a lavorare il lunedì

per costituzione

– e innaturale

disposizione –

senza particolare volontà.

 

Come i bambini

prendere in prestito

senza restituire,

ma senza genialità.

 

Dormire

mangiare

contare

leggere

scrivere

ricominciare…

 

“A difendere la gentilezza mettendo in chiaro

che non si sta difendendo la forma, ma la sostanza

della vita sociale”

M.S.

Alt country

 

Mi obbligo – certo, non richiesto –

nel racconto

del fuoco in assenza del fuoco

del racconto,

e forse una notte verrà il giorno di domandare

se in verità ho solo perso un minuto,

sforzandomi a pensare una metrica

piuttosto che maneggiare l’estetica,

e riempire le assenze del contenuto.

 

Non ricordo d’aver sognato di sognare

però di quando sapevo

volare dagli scogli, sulla bici,

sulle linee aeree senza bere,

immaginandomi i tuoi seni

piccoli, i miei baci ovunque.

Sapevo d’essere vento,

quindi commedia tempesta

al dunque. Dio denaro

che non c’è, ma ci aiuta.

 

Per oggi m’interrogo di letteratura

di giacche di cordura per l’inverno,

dell’evitare l’inferno degli acquisti

dei regali di Natale in connessione,

odiando automobilisti e delusione.

 

Correggo il pitosforo con la tuja,

leggo di mozzarella in carrozza

con la ‘nduja e vedo da me

quanto sia normale

iniziare a sbiadire i ricordi

anche senza candeggiare.

 

Così il fuoco del ricordo

in assenza del ricordo del fuoco

ha simpatia per le ricorrenze

e non fa brace per celebrazioni.

Il solito biglietto

Choo, choo train chuggin’ down the track

Gotta travel on, never comin’ back

Oh, oh got a one way ticket to the blues… (N.S.)

 

 

Dovessi raccontarti dov’ero felice

serenamente ti direi alle cave

di pietra pomice, a Porticello

quando quasi affogai

sul fondale bianco nel raccogliere ossidiane

nere, nei del mondo turchese.

 

Con più la leggerezza tipica

degli anni che non passano

e sembrano secoli i giorni

anche in vacanza, spesso

perché il mondo era il più certo.

E tante volte solo

quando a tutto penseresti

tranne che vi sia posto

per la felicità, sono stato felice.

Il mondo lontano è il più vicino:

la sabbia bianca è senza mare.

 

Ed è però la gioia che dà

la serenità del non temere.

 

Uno sconosciuto alle sette di mattina

fuori da un bar di quelli che dimentichi.

Chiesi d’accendere che non avevo

nemmeno vent’anni, a piedi,

le mani in tasca. Mi lasciò con un sorriso

la bustina di minerva

che non si vende più

ma l’eco rimane insuperato.

 

Al bar Bravi di Borgo Grappa

in giacca e cravatta, del mondo

in mano le chiavi.

Fui felice

quando seppi che sapere

è una responsabilità da non vantare.

 

O quando sulla palude si addensa

la nube nera che spaventa pioggia

per chi non sa che bene o male

oltre le dune c’è sempre mare

e quel po’ di vento porta il sole.

Il mondo intorno è la stagione

che fa la differenza

tra vivere e campare.

 

 

Il giorno dei santi Pietro e Paolo pensai a una vita più combattuta

ma alcune parole non coincisero, al dolore sguaiato abbandonato

fui felice anche allora. L’edera secca la quercia abbattuta,

spesso trafelato, veramente felice, ogni tanto lo sono stato.

Estetica (sopravvivenza e riproduzione)

Art, as I see it, is any human activity which doesn’t grow out of either of our species’ two basic instincts: survival and reproduction. – Scott McCloud

 

 

Una grande gabbia

di Faraday, passa

la mattina. Ascensore

sociale fermo al piano

rialzato, ereditato.

Non c’è campo, ovvio,

né scampo all’ovvio.

Marmi, vecchio plagio

di fasti soggetti a bionde

inondazioni e sorci, verdi,

luci basse, vetri opachi.

Il laterizio spiffera

la stagione:

il mattone faccia a vista.

 

Certo non è un racconto agro

come la vita di Breece Pancake,

ma non è dolce

come sciroppo

d’acero e burro,

quando certo appiccicavo

ma tu ti scioglievi.

 

Estetica della sopravvivenza per la riproduzione

Riproduzione per l’estetica della sopravvivenza

Sopravvivenza della riproduzione per l’estetica

Estetica per la sopravvivenza della riproduzione

Riproduzione dell’estetica per la sopravvivenza

Sopravvivenza per la riproduzione dell’estetica

Riproduzione della sopravvivenza per l’estetica

Estetica per la riproduzione della sopravvivenza

Sopravvivenza dell’estetica per la riproduzione

Riproduzione per la sopravvivenza dell’estetica

Estetica della riproduzione per la sopravvivenza

Sopravvivenza per l’estetica della riproduzione

La bellezza è oggettiva, contemporaneamente

al suo essere soggettivamente interessante.

È semplice

e arte.

 

Jarhead

Paleobarattolo

Jingle in the jungle:
Cerry Dr. Pepper,
Sunday Sundae topping
e Slurpee il venerdì.
California sono lacrime
quando me ne andavo
trent’anni fa, più o meno.
Vent’anni fa, giusti o quasi,
la Repubblica in bianco e nero,
passeggiavo per Passy la mattina.
Café, croissant, demi baguette,
taxi, métro e voilà: la rivoluzione
d’ottobre è di novembre.
Parigi  è sempre gioia quando vuole.
Oggi sono sempre a casa,
perchè è ovunque o quasi:
globalizzati i denari,
delocalizzate le scarpe,
glocalizzata vista e fame
non mi stupiscono i furti di rame.
Sono dieci anni giusti o meno
che sciolgo e unisco, unisco e sciolgo,
ma l’oro è argento e l’argento s’ossida.
Il sistema deduttivo è imparziale
rispetto all’induzione
dell’amore deducibile:
la verità è morbida.
Vero che sia o sognato
ancora oggi mi sembra quasi
fossi allora appena nato.

La scuola pubblica

La Scuola Pubblica

Che cosa strana leggere
il teatro, senza attori.
Come tradurre,
non farne versione,
così recito
invece di declamare.

Per la fine di quest’arte
l’inquietudine è apparente,
non sono una donna,
mai potuto madre:
impossibile non poterlo più.

Il mio scrivere senziente però
ha bisogno di tempo
per dire che sa:
la verità di sempre
dipinta, un muro non muto
trascritto come gaelico antico.
Ha bisogno di spazio
per traslitterare la fine
del sanguinare per essere,
morire per divenire:
sogno o son desto
il sonno non porta sogni,
gli incubi solo da sveglio.
Imparare prima
di insegnare gli I and U
concettuali che si risolvono
nel copulare, facendo
della porta del contemporaneo
la prima volta d’ognuno.

È una questione di scuola,
di impegno e di fortuna,
di conoscenze della luna.
Poi viene l’estate, le vacanze,
i diplomi, le distanze
rese fedeli dai cavi,
dai satelliti artificiali.
Aerei, treni e auto
partono e tornano.
Ritaglio un’ora di mestiere,
le parole ci si affaticano
protagoniste.

É monologo,
ma facile sembri soliloquio.

La verità, vi prego, su Alì Babà

La verità vi prego sull'età

La verità antologica

piegata sul tempo

che s’addrizza ogni volta

c’è il temporale (quando

bene o male

c’è tempo di ricordare):

esplorare, dubitare, proseguire;

imparare, dubitare, proseguire;

non stupirsi è la prova ontologica.

 

Paesaggio urbano virato seppia

intermezzo di margherite

pausa tra le primavere

pioggerella che tintinna

come sullo zinco franco

ma più piano.

Senza dar fastidio,

può dare più fastidio.

 

Mitologica dimensione meticcia

media, nutrito ma non sazio,

non un animale né una bestia:

faccio festa.

 

La letteratura, non potendo

assomigliare alla biografia,

può comunque essere

fisiognomica

 

Quattro gatti in fila per tre

nei giorni dispari

col resto di uno

degl’anni bisestili.

 

Sant’Alessio sull’Aventino,

ad oggi la poesia

dev’essere agiografica.