Domenica mattina, Città, Inverno vintage

Genus erat hoc pugnae. Entro giovedì scomparire. Autonomia finanziaria di una settimana. Me ne devo andare a comprare da mangiare a comprare da pensare cosa ho fatto per diventare il protagonista del nuovo libro dei codici senza aver mai conosciuto Taibo I, figuriamoci il II, sopravvivere alla sospensione dei bonifici, della mnemonica Alice e dei bar. La chiamo sospensione per evidenti squilibri dell’umore, la Segreteria di Direzione la chiama vacanza, illusione, indebito set d’un’avventura: "le stiamo addosso Travet, sarà per lei una sventura". Un numero a caso nell’elenco già segnato dall’uso, anni di telefonate e penso che ho trovato un percorso alternativo tra le fate e del S.uper P.uzzone (Q.ualità R.omana) per avere il rimorso di andare e diminuire il futuro rimorso del tornare. Adele è gentile è carina è rumorosa è geniale è torbida, è verde verdissima l’erba svizzera che cade permisssionediddio all’incrocio tra Lungotevere e Via Arenula dalle macchine che proseguono direzione oltretevere, noi in direzione della sua cucina super ammobiliata, dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi inciampo sul mio giaccone Fay e sulla sua gonna Replay crema e guardo l’entusiasmante crema sul comodino penso alla sveglia di stamattina e guardo la sveglia che mi dice: trentasei ore già passate da quando due citofonate in via Roma Libera hanno aperto il portone e tre anziani fingevano che sanno che entro per lavoro che entro con mestiere, che uscirò con talento e senza farmi tagliare sotto il mento. Decido per un servizio alla russa per questo pasto incastonato in un bordello d’accessori da cucina tutti usati tutti ben riposti in un disordinato funzionale arredamento Nescafé Red Cup, due tazze prima di mangiare. Mangiamo senza più sapere che ore siano senza poter immaginare quel che succede fuori di questa disordinata cassaforte di trastevere dalla quale uscirò rinato dando in culo a Lucia al lavoro al mare al cielo limpido di Città N. dove Jezebele psichedelica dicono abbia problemi con la MG dicono abbia problemi con il piede con il quale l’ha presa a calci. Mangiamo carbonnade à la flamande ma lei lo chiama spezzatino e lo accompagna, contessina, con patate duchessa al profumo di forno al profumo di prugne al profumo di porto un bicchierino di gin una spruzzata di lime e acqua ghiacciata, mescolando scolando ci scoliamo e mescoliamo ah, il cibo. Chiedo esplicitamente Special K e siero della verità per non sembrare un burattino a restar qua come se ci fossero pure quo e qui davanti alla televisione che mi manda in prima visione sul circuito chiuso del mio angelo ottuso. Un merdosissimo negroni premescolato con pochi neuroni preimbottigliato in una merdosissima bottiglia tappoascatto Fassi nata per preparare tropical per San Callisto in carne e sangue in mezzo a santoni chic che devono birra Uma in lattina come fosse una botta di vita botta di culo trovare posto tra tavolini strapieni di un ambiente che non uso di frequente. Me ne devo andare, appena bevuto, a conoscere il quartiere che inevitabilmente indebitamente inconsciamente nel sole d’inverno non mi conosce e non m’apre prospettive di fuga se non nell’imbuto dell’aver taciuto su un vecchio amore che devo rendere muto. Adele mi fa sapere che non dovrei dormire, per esser sicuro di capire che non c’è niente da temere nel non saper più trattenere la paura della natura poco pia in una vita da spia. Digerisco, lievito di birra, acidi grassi poliinsaturi, malox novalgina e tre bustine di nimesulide sottomarca da ministero della sanità nella società progressista, non perdo di vista nulla nella folla di ombre da progettista che addormentandomi mi lascia la giustificazione di una svista: ci ripenserò se mi sveglio. Mi sveglio. Me ne vado pensando che domani dovrò lavorare a mascherare dove ho intenzione di andare prima di indirizzare il mio fare ad un rapporto al mare. Random inizio a pensare a dove dover cercare, autonomamente mi metto a sognare. Do re mi fa sol e sole o non sole sembrano essere veramente sole le donne che lavorano per l’Impresa e intraprendono atteggiamenti pericolosi con tutto il mondo tranne con gli animali e soprattutto le piante. Pantera rosa io pantera rosa lei al nostro passaggio vacanziero si smontano le vetrine degli arabi e dei cinesi che controllano i marciapiedi e nulla possono nei palazzi dei pazzi, tantomeno in fondo alle scale dove la strada è il corridoio. Con un rumore tondo esce il nodo scorsoio da una fune improvvisata. Mi diverto a bruciare qualche documento prima di rendermi conto che me ne dovrei andare per imparare a rispettare le donne delLa Multinazionale che mi dovrò prima o poi relazionare con un reattore nucleare se vorrò restare in un rifugio dove non si dovrebbe entrare se non per tentare di evitare una tragedia mondiale. Ho tramutato l’oro in piombo e l’ho impiccato con un nodo tondo rimanendo a guardare dalle scale, fino in fondo. Me ne devo andare, evidentemente ad aspettare la sicurezza di poter andare a cagare ad ammazzare a farla finita d’andare dove qualch’uno lo deve pur fare. L’una, due canne, tre bicchieri d’acqua in sede, quattro chiacchiere fuori sede. Me ne vado, buonanotte, me ne sono andato.

Continua a leggere “Domenica mattina, Città, Inverno vintage”

Mojito

Ingredienti:
5cl di rhum chiaro
Una limetta
2 germogli di mentuccia
Zucchero di canna
Ghiaccio spezzato
Soda

Preparazione:
Si mescolano nel grande bicchiere tumbler lo zucchero, le foglie di uno dei due germogli di mentuccia e la limetta bel lavata, leggermente spremuta e tagliata in piccole parti. Si aggiunge il ghiaccio spezzato, il rhum e quindi si finisce con la soda. L’altro germoglio intero, per decorare, viene poi usato per rimestare il cocktail.
Alla Bodeguita del Medio, l’Avana, fu il preferito di Ernest Emingway.
Si può vivere senza leggerlo ma la sua opinione in fatto di bevute è da tenere in considerazione.

Risposta

Avevo il presagio
di un giusto bacio quando
(per Dio in quellattimo, esatto)
per la prima volta sentii la morte vicina
ma mai avrei pensato fosse questo immenso dolore.
Se quella mia, tragica, fosse stata meno dolorosa
non avrei mai pensato alla vita
del mondo come romanzo
d’appendice
né alla mia come
poesia: scritta di fretta su commissione
di una nuova coscienza, né di classe né sporca.

Sabato mattina, Roma, Haute couture

Genus erat hoc pugnae. Il segnale. Riunione confermata per il solito Giovedì. Alle otto suonano le campane a festa, richiamo a messa, poi dodici ore. Mi rado completamente liscio indosso e spruzzo Voyager di Patou dopo balsamo Lush regalo di Giovanna regalo di passaggio: da un commercialista ad un avvocato. Indosso Zegna da futuro incontro con il Presidente e cravatta portafortuna: Marinella, che sia il Tevere il fiume che mi porterà sopra una stella? Due dei cinque vicedirettori sono stati sostituiti. Il mio capo è saldo e l’unico problema è il saldo del mio conto corrente. Pare che la Commissione di Controllo abbia iniziato a infastidirsi del costo di stampa degli atti Parlamentari. Dicono che addirittura ci siano articoli su internet che ci prendono in giro per le disattenzioni da Pantera Rosa. Giovedì dovrò portare la mia faccia da culo profumo di viaggio a giustificare un sacco di soldi girati tre anni fa sul mio conto. E Arianna dovrei proprio evitare di coinvolgerla considerando che al momento l’Impresa pare investa più nella Nestlè che sulla Fattoria ScaldaSole: mi riprometto di evitare il cappuccino in ogni dove. Lavoro falsifico smisto, lavoro il Sabato mattina del cazzo, il Presidente se soddisfatto lo sapremo: conto corrente artefatto astratto pensiero contratto a salvarmi il contatto con Arianna, con tatto. Sono matto! Lavoro e penso alle dimissioni, lavoro e smisto l’archivio, svuoto i cassetti virtuali mischio nei reali e brucio: Marlboro morbide sulla sigla ND. Rido al pensiero dell’Università di Teheran che ricostruì i documenti sminuzzati delLA Multinazionale Americana. Presenterò le dimissioni. Ci ripenso, e decido per un sano affrontare la realtà: l’ultimo lavoro per andarmene, sereno: l’ultimo. Andarmene e basta. Metto a posto il nodo della Marinella. Me ne vado. Traffico poco traffico niente traffico a P.zza Venezia, Via del Plebiscito. L.go Argentina semaforo C.so Vittorio semaforo P.zza della Chiesa Nuova Via del Corallo, contromano sul sampietrino bagnato da pioggia di fine estate, la nuova Mini non si scuote. La mia donna è qui e andiamo avanti così: colpiti da un come và di una fatina al tavolo di fronte che mangia fagiolini e asparagi e centrifugato di carota al Fico. Due negroni noccioline patatine. Arriva il tempo di pranzo e dell’oggetto dei miei desideri. Telefono a casa prima d’essere sentito, prima che il ticchettio allegro di Valentina sia a portata di bacio. Alice mnemonica mi ricorda che Jezebele psichedelica è di ritorno dalle Isole Azzorre, Uma rimarrà a Città N.E., Giorgio a Gerusalemme dove non riuscirà a espugnare Betlemme, Arianna nel Maine a riflettere sulla scultura di Camillo Maine e allevare Maine coon. Valentina è bellissima. Bellissima altissima sui suoi tacchi, nel beige DKNY sotto lo scialle rosso Valentino, dietro gli occhiali di Battiato: CK. Vedete non c’è niente da fare: siamo nati per aspettare. Per aspettare nei bar, aspettare che qualche cosa si muova e ci venga a cercare. Magari un’altra guerra mondiale. Valentina fragole e limone dovrà aspettare la fine di questo lavoro. Chissà che non stia lavorando anche lei per l’Impresa? Se lavorasse per LA Multinazionale Americana questa bellissima algerina? Morire per un fine settimana mi sembrerebbe di cattivo gusto. Certo adoro le fragole, il limone, i suoi capelli ricci, ma me ne devo andare. Senza pranzare, senza spiegare. La prima donna che non lavora per sopravvivere, almeno così sembra. Quando me ne andrò la porterò con me dove lei vorrà andare. Speriamo solo non scelga Cuba, speriamo non le debba mai spiegare il mio movimento dalla padella alla brace. Prima che i negroni mi portino a parlare dell’antrace trovo un saluto audace. Me ne vado. Risalgo i giapponesi su Via del Governo Vecchio e prima d’arrivare a lasciare disinformazioni da Pasquino ne lascio a iosa da Altroquando dove saluto e mi lascio convincere a prendere l’ultimo di Paco Ignazio Taibo II che prontamente cederò a Mariagrazia. Citofono in Vicolo della torretta che il sole del pomeriggio rende simpatici anche i Poliziotti, ma il sole calerà e questa rimarrà una città del cazzo, la più bella, di un mondo del cazzo. Scende: le metto il libro con la sua ultima destinazione nella borsa tutta pelle tutta storia delle PT. Ci dirigiamo cautamente verso il palazzo della Cattolica Assicurazioni dove un Carabiniere cerca di fermarci cerca d’insultarci cerca d’inseguirci. Chissà se è riuscito a segnalarci nel tempo dell’arrivo ad un negroni di Panella? per Mariagrazia un analcolico con grissino biologico con alici d’importazione, bulgara?. Due, tre etti di rustici "di Plinio" e una mancia proporzionata al conto per questo gentilissimo barista del cazzo che mi confessa cosa rende questo negroni così dolce e denso: Triple Sec, q.b.. Lascio la Mini ormai sputtanata nel garage del Teatro Brancaccio, Mariagrazia all’inizio di Via Merulana dove alla fine troverà il suo pasticciaccio, la sua ombra nell’ombra sarà all’indirizzo sulla seconda di copertina e poi anche lei se ne sarà andata, destinata: che lei sappia qualche altro posto del cazzo. Conoscendo la sua destinazione mi congratulo con me stesso per non aver studiato antropologia, per non essermi mai interessato delle tradizioni dei popoli primitivi. Mi congratulo con me stesso per essere biondo e con gli occhi azzurri. La mandano in Africa, chissà se la rivedrò. Di corsa tra i turisti a S.ta Maria Maggiore e a risalire di corsa al Viminale e cazzo di corsa su per il Quirinale e cazzo, cazzo cazzo cazzo giù giù per P.zza Barberini e su di nuovo, a metà di Via Veneto penso che muoio d’infarto, entro in un bar, mi siedo ad aspettare. Mancano le sigarette, manca la droga, mancano gli scagnozzi delLA Multinazionale Americana e delle Imprese Nazionali, mancano i colleghi le colleghe e il fiato, mancano i lavori leggeri e i condannati ai lavori forzati. Mi manca un amore ed un’amante. Un cappuccino un ventaglio un bicchiere d’acqua minerale addizionata d’anidride carbonica. Non pago. Corro fino a Villa Borghese e poi giù, giù fino a P.le Flaminio dove – alle 17 puntualissimo, calmo calmissimo senza fiato – entro mal guardato in questa cazzo di MG triplice copia solo per lei. Jezebele dice che tutto è a posto. Io me ne vorrei andare, lei dice che dovrei restare. La invito a pensare. Ha troppo da fare. La invito per cena, immaginate la scena, lei accetta d’offrire: sottolinea che mi farà soffrire, dato che andarsene è morire, che mi farà del male – una penetrazione anale? Mezzanotte, mi lascia sul Grande Raccordo Anulare sul quale non capisco dove cazzo cominciare ad andare. Cazzo, cazzo e cazzo, chissà che fine prima o poi mi farà fare, chissà se finirò sul telegiornale o almeno sulla cronaca nazionale, o al BlaBla serenamente ad aspettare un posto dove andare.

Continua a leggere “Sabato mattina, Roma, Haute couture”

I muri


Senza riguardo senza pietà senza pudore
mi drizzarono contro grossi muri.

Adesso sono qua che mi dispero.
Non penso ad altro: una sorte tormentosa;

con tante cose da sbrigare fuori!
Mi alzavano muri, e non vi feci caso.

Mai un rumore una voce, però, di muratori.
Murato fuori dal mondo e non vi feci caso.

Terrina alle noci profumata alla chartreuse

Ingredienti:
750g di carne finemente macinata, metà di maiale, metà di vitello.
250g di gherigli di noci
3 cucchiai d’olio di noci
2 tuorli
2 cucchiai di erba cipollina
125 di uva passa
5cl di chartreuse gialla
sale e pepe, q.b.

Preparazione:
Mettete a bagno l’uvetta per alcune ore e meglio la notte intera, strizzandola prima dell’utilizzazione.
Mescolate tutti gli ingredienti ad eccezione dell’olio in una ciotola.
Ungete un contenitore per terrine con l’olio di noci quindi mettete il composto nel contenitore e, coperto, fate cuocere a bagnomaria nel forno a 180° per un’ora e mezza.
Ricetta della Franca Contea. Alla chartreuse e all’olio di noci possono essere sostituiti, in caso di necessità, burro leggermente salato o olio e liquore alle noci o cognac.
La terrina si può servire calda o fredda. La consiglio fredda, come primo piatto, accompagnata con cipolline agrodolci, insalata verde profumata al basilico e crostini di pane bianco.

Sogliola gratinata

Ingredienti:
400g di filetti di sogliola
30g di burro
Farina
50g di funghi champignon
10g di olio
40g di passata di pomodoro
25cl di vino bianco
1 cucchiaio di pane grattugiato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1/2 limone
Sale e pepe q.b.

Preparazione:
Accendete il forno al massimo della temperatura.
Infarinate delicatamente i filetti di sogliola e riponeteli in una pirofila da forno unta con parte del burro, salateli e pepateli.
Pulite e tritate i funghi quindi rosolateli in una padella a fuoco vivace con l’olio, aggiungete la passata di pomodoro e il vino bianco. Salate, pepate e fate restringere leggermente, togliete dal fuoco e distribuite la salsa sui filetti di sogliola.
Spolverate il tutto con il pangrattato e infornate, fate cuocere per 10 minuti. Ritirate dal forno, distribuite il prezzemolo, il succo di 1/2 limone e servite.